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Spondiloartrosi, la degenerazione della colonna vertebrale: cause e trattamenti

Spondiloartrosi, la degenerazione della colonna vertebrale: cause e trattamenti

L’artrosi della colonna vertebrale si manifesta generalmente con l’invecchiamento e causa dolore e rigidità articolare. Ne parliamo con il Dott. Agostino Bernabei, ortopedico.

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Per spondilodiscoartrosi si intende un processo degenerativo a carico della colonna vertebrale che interessa solitamente le due regioni più mobili, quella cervicale e quella lombare. 

Generalmente è conseguente a una disidratazione del disco che porta  a un sovraccarico delle faccette articolari e a una microinstabilità.
Come meccanismo di compensazione l’organismo genera degli osteofiti espandendo la superficie di contatto delle faccette articolari e creando il quadro artrosico ben evidente alle radiografie. Può essere limitato a uno o pochi segmenti di moto o molto esteso, in questo caso può essere anche conseguenza di una deformità preesistente come la scoliosi.

1 I sintomi e le conseguenze della spondiloartrosi

Solitamente quando è estesa a molti segmenti la sintomatologia è caratterizzata soprattutto da dolore lombare che si accentua al carico con una limitazione dell’articolarità. L'intensità è spesso tollerabile, ma con aggravamento nel tempo.

Quando è limitata a uno o pochi livelli tende ad essere più intensa come sintomatologia colpendo una popolazione più giovanile.

In entrambi i casi può esserci una irradiazione agli arti inferiori che può avere le caratteristiche della “claudicatio spinalis” e cioè una limitazione della deambulazione per comparsa di un dolore o una stanchezza a carico di uno o entrambi gli arti inferiori.

2 La diagnosi dell’artrosi della colonna vertebrale

La diagnosi viene effettuata mediante accertamenti strumentali quali le radiografie (meglio se in carico) eventualmente associate a proiezioni dinamiche. Per valutare una eventuale compressione radicolare (o una mielopatia se si tratta del rachide cervicale) è fondamentale la Risonanza Magnetica  (meglio se ad alto campo).
Utile può essere una Elettromiografia per confermare un eventuale danno radicolare o polineuropatia oppure dei potenziali evocati (sensitivi e motori) per il tratto cervicale. In qualche caso può essere indicata anche la Tomografia Computerizzata.

Fondamentale è una accurata anamnesi per cercare di capire l’entità della sofferenza del paziente, la tendenza evolutiva o meno e la risposta ai trattamenti conservativi.

Spesso l’obiettività è negativa in caso di stenosi se non per un dolore locale.

3 Il trattamento farmacologico

Da un punto di vista medico, i farmaci utilizzati sono inizialmente dei semplici FANS o analgesici come il paracetamolo per poi avvalersi all’uso di oppiacei per gestire il dolore cronico. 

Il Pregabalin può trovare indicazione nel trattamento del dolore neuropatico, ma insieme agli oppiacei può essere causa di effetti collaterali che ne limitano l’utilizzo. Anche gli integratori neurotrofici come complessi vitaminici, acido alfalipoico e acetil-carnitina vengono spesso utilizzati come coadiuvanti dei sintomi periferici.

4 Il trattamento riabilitativo

Il trattamento riabilitativo può essere di aiuto nelle fasi subacute con il trattamento manuale e le varie terapie fisiche più l’utilizzo di ortesi. 

Per gestire il dolore cronico o ancora meglio per prevenirlo è di fondamentale importanza la rieducazione posturale che mira a una Core stability e a un allungamento della catena posteriore mediante esercizi di stretching e di tonificazione muscolare che devono però essere costanti nel tempo. 

Ovviamente bisogna anche evitare gli atteggiamenti scorretti per la colonna vertebrale. Anche la magnetoterapia trova qualche riscontro favorevole in alcuni pazienti anche se non ci sono pareri univoci dell'eventuale efficacia sulle terapie fisiche.

Una via di mezzo tra i trattamenti conservativi e il trattamento chirurgico rientrano tutte quelle metodiche che possono avere un’utilità (nella maggior parte dei casi temporanea) quali la radiofrequenza delle faccette articolari, la discolisi, le infiltrazioni con farmaci oppure ozono.

5 L’intervento chirurgico

L’intervento chirurgico è spesso indicato quando compaiono dei sintomi radicolari come nei casi di stenosi dove è l’unico trattamento che potrebbe dare dei risultati soddisfacenti e duraturi.

Può essere rivolto ai pazienti più giovani anche nei casi di semplice lombalgia quando è presente un importante quadro degenerativo segmentario legato a discopatie di alto grado o spondilolistesi o altro, anche senza sintomi periferici, e soprattutto quando sono falliti i vari trattamenti conservativi. 

Può essere indicato anche per i pazienti più anziani quando sono in grado di affrontare un trattamento chirurgico e la sintomatologia è significativa e si individuano le possibilità di ottenere un beneficio superiore alle possibili complicanze.

6 Le tecniche di intervento e il post-operatorio

Esistono varie tecniche più o meno invasive che possono mirare come obiettivo alla decompressione delle strutture nervose e alla stabilizzazione dei vari segmenti motori interessati. 

Ovviamente sta al chirurgo adattare il trattamento più idoneo al paziente tenendo conto delle caratteristiche della patologia e della sua tendenza evolutiva e soprattutto dell’individuo (età, configurazione fisica ed eventuali patologie associate ed esigenze funzionali). 

Il post-operatorio dipenderà molto dalla tecnica utilizzata e dalle condizioni generali del soggetto interessato. In tutti i casi si cerca precocemente di rimettere in piedi il paziente già dai primi giorni del post-operatorio e rieducarlo a una deambulazione.

Il beneficio ottenuto dall’intervento spesso è ottimo, ma per ottenere ciò, oltre ad una buona esecuzione dell’atto chirurgico, è fondamentale individuare la corretta indicazione poiché alcuni soggetti potrebbero reagire negativamente, soprattutto se sono presenti altri disturbi fisici o psichici che spesso vanno a inficiare il lavoro svolto. 

Per questo è importante investire molto tempo nell’anamnesi per capire il reale disagio provocato dalla patologie e i vari aspetti del paziente come esigenze e aspettative senza trascurare l’aspetto psicologico.

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