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CARDIOLOGIA

Dott. Pietro Gasparoni - Endocrinologo
Dott. Pietro GASPARONI
 26 Gennaio 2012

UNO STUDIO CHIARIFICA LE REALI POTENZIALITA' DELL'ASPIRINA


Secondo una analisi britannica di 9 trial per un totale di 102.261 pazienti seguiti per 6 anni, nonostante vi sia un'importante diminuzione del numero di infarti miocardici non fatali, con l'assunzione di acido acetilsalicilico, la comune Aspirina, non si registra una riduzione dei decessi cardiovascolari né della mortalità da cancro. Ma soprattutto è il rischio di sanguinamento interno ad apparire troppo elevato. Gli autori dello studio ritengono pertanto che sia giustificato l'uso dell'Asa solo in prevenzione secondaria. «Se si trattano 73 persone per circa 6 anni, si avrà un episodio di sanguinamento non banale. Se si trattano circa 160 soggetti per lo stesso periodo di tempo, si riuscirà a prevenire un attacco di cuore che probabilmente non sarebbe stato in ogni caso fatale» ha dichiarato alla Bbc il ricercatore leader Kausik K. Ray, della St George's University di Londra. E' d'accordo anche Salvatore Novo, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic) che sottolinea come «l'argomento sia assai controverso, perché la riduzione degli eventi cardio- e cerebro vascolari è bilanciata da un aumento delle emorragie cerebrali e gastrointestinali». «L'utilizzo dell'aspirina nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari» aggiunge il presidente Sic «è ormai concordemente accettato e non vi sono dubbi che gli effetti benefici in termini di riduzione di eventi ischemici cerebrali fatali e non fatali, Tia, Ima e angina pectoris superino di gran lunga i potenziali effetti collaterali dannosi. Non altrettante certezze esistono circa la prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari». Il professor Novo perciò consiglia in conclusione «un approccio mirato a correggere i fattori di rischio principali e a raggiungere gli obiettivi terapeutici consigliati per il controllo del diabete, colesterolo e ipertensione che, come è noto, vengono raggiunti solo in una modesta parte della popolazione trattata. L'eliminazione del fumo, l'uso di statine e di Ace inibitori, dovrebbe essere prioritario, in prevenzione primaria, mentre l'aggiunta di aspirina andrebbe riservata a casi selezionati sulla base di una valutazione clinica individuale.

 

 

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