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Le cefalee nella donna: in menopausa, il dolore se ne va

Nella donna, la percezione del dolore può variare in funzione della fase ormonale

Le cefalee nella donna: in menopausa, il dolore se ne va

La cefalea rappresenta da sempre una patologia intimamente collegata all'universo femminile. Scopriamo perché, e come si manifesta nei vari momenti della vita di una donna. 
 

È vero che l'emicrania è donna?

Non è propriamente così, non dalla nascita quantomeno: prima della pubertà, infatti, sono i maschietti a soffrirne più delle bambine. La suscettibilità della donna aumenta solo successivamente, con la maturazione ormonale. L'emicrania è determinata da un'errata regolazione dei circuiti di controllo del dolore, che sono sensibili a numerosi fattori tra cui lo stress, il clima, il sonno-veglia, l'alimentazione ma anche e soprattutto le variazioni ormonali. Dopo la menopausa, la frequenza delle emicranie tende a ridursi notevolmente.

 

Esiste una correlazione con le fasi riproduttive della donna

Le due forme principali sono l'emicrania con aura e senz'aura. Quest'ultima, di gran lunga prevalente, è anche la forma effettivamente più influenzata dalle variazioni ormonali: circa il 60% delle donne soffre di emicrania correlata alle mestruazioni, con attacchi in tutti o quasi i cicli mestruali e talvolta anche al di fuori. Con la menopausa, spesso questa tipologia di emicrania scompare. Tuttavia, anche le variazioni ormonali artificiali come quelle causate da pillola anticoncezionale durante l'età fertile, e terapia sostitutiva in menopausa hanno degli effetti sul mal di testa, migliorativi o peggiorativi. In questi casi, ad esempio, sarà meglio scegliere anticoncezionali a base di solo progestinico o con un basso dosaggio di estrogeni, oppure con un intervallo di interruzione breve. Per quanto riguarda la terapia sostitutiva, particolari modalità di somministrazione (per esempio, percutanea o transdermica) possono ridurre il rischio di aggravamento delle crisi.
 

Cosa accade in gravidanza?

Durante la dolce attesa si verifica generalmente un miglioramento, soprattutto nel secondo e terzo trimestre, permettendo alla donna di vivere questo delicato periodo con serenità. Tuttavia, molte donne emicraniche spesso vivono con ansia l'inizio della gravidanza, o addirittura la rimandano, per paura di complicazioni. La rassicurazione da parte del medico, e l'impiego di tecniche non farmacologiche per contrastare le crisi sono fondamentali in questo contesto, anche per evitare inutili stati di tensione e ansia. Un patto di salute tra medico e paziente, ma anche tra gli specialisti (neurologo, ginecologo) è auspicabile per la gestione migliore della donna emicranica in gravidanza, al fine di fornire un percorso di cura adeguato e corretto. 

 

Terapia e prevenzione: che ruolo hanno?

Occorre partire da una diagnosi corretta e accurata, fondamentale per un approccio terapeutico efficace. Spesso la donna tende a utilizzare farmaci generici come antinfiammatori e analgesici, quasi sempre inefficaci e talvolta anche dannosi. Meglio rivolgersi a uno specialista, che può indicare dei medicinali specifici adatti, se necessario, ma anche educare sul valore della prevenzione. Esistono profilassi che prevedono l'impiego regolare di farmaci per normalizzare l'attività cerebrale, ma importantissimo è anche fare attenzione al proprio stile di vita. Un'efficace sinergia tra tutti gli specialisti coinvolti nella diagnosi e cura della paziente (dal medico di base al neurologo al ginecologo) è fondamentale per salvaguardare il benessere della paziente e la sua qualità di vita.


 

 
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