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Il test dell'udito per 8 neonati su 10

Screening neonatale: con una spesa di pochi euro si assicura ai piccoli una vita normale


Il passo avanti c’è stato: la percentuale di neonati che in Italia sono stati sottoposti allo screening uditivo è passata dal 60,2% del 2008 all’80% del 2011. Lo dicono i dati dell’ultima rilevazione effettuata quest’anno dall’Osservatorio Disabilità del Dipartimento di Scienze biomediche ISFOL-Istituto Italiano di Medicina Sociale. «Nei tre anni trascorsi c’è stato un accorpamento dei punti nascita, che da 711 sono diventati 505 — spiega Luciano Bubbico, otorino, referente dell’Osservatorio —. Questo ha aiutato l’estensione dello screening. A livello internazionale, infatti, la dimensione ottimale per far partire i test, da un punto di vista costo-beneficio, è di almeno mille nati l’anno. Certo, il massimo sarebbe raggiungere il 90-92%, ma siamo in media con il resto d’Europa».

L'IMPORTANZA DELLO SCREENING - Lo screening audiologico universale, entro i primi 3 o 4 mesi di vita, è la soluzione per scoprire subito i problemi di sordità di un bambino e intervenire precocemente. Ha dunque una valenza di prevenzione fondamentale, come ha riconosciuto da tempo la comunità scientifica. In più ha costi molto contenuti (un apparecchio per l’esame delle otoemissioni acustiche costa 5 mila euro) e garantisce al bambino e alla sua famiglia una vita normale, oltre a risparmi notevoli per la collettività. Si stima che un bambino sottoposto a diagnosi in ritardo e destinato quindi al sordomutismo, abbia un costo sociale di 750 mila euro nell’arco della vita, contro i 17 mila di un bimbo che invece la diagnosi l’ha ottenuta in tempo. «Siamo migliorati, ma lo screening non è ancora universale — spiega Stefano Martinelli, presidente del Gruppo di studio organi di senso della Società italiana di neonatologia —. Paradossalmente manca in quelle regioni dove la sordità ha la più alta incidenza». Ovvero Basilicata, Calabria e Sicilia. Il problema principale è l’assenza di una legge regionale o almeno di direttive, che rendano obbligatorio lo screening. In Italia, purtroppo solo sette Regioni hanno adottato una normativa, mentre nelle altre l’esame si fa su base volontaria per decisione dei direttori delle neonatologie. La situazione potrebbe cambiare con l’adozione delle Linee guida nazionali, adesso all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Sarebbe già un buon punto di partenza, sempre che le Regioni decidano di conformarsi. Perché occorre un ulteriore sforzo: individuare i Centri audiologici di secondo e terzo livello per la conferma della diagnosi e l’eventuale impianto cocleare. Non tutte le Regioni sono attrezzate e così le famiglie sono costrette a vagare da una all’altra.


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