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Insufficienza venosa cronica: curarla con la termoablazione

Insufficienza venosa cronica: curarla con la termoablazione

È il disturbo venoso più diffuso nella popolazione, e riguarda principalmente le donne

Dott. Eliseo Burigo

L'insufficienza venosa cronica si determina quando una vena non funziona perfettamente, causando un'alterazione del normale flusso sanguigno. Si tratta di un problema sia estetico che funzionale che colpisce maggiormente le donne.
 

A cosa è dovuta l'insufficienza venosa cronica

Normalmente il ritorno venoso dai tessuti degli arti inferiori al cuore, attraverso il circolo venoso profondo e superficiale, avviene grazie alla pompa muscolare del polpaccio, all'integrità della parete venosa e delle sue valvole. L'insufficienza venosa cronica degli arti inferiori è una situazione che si verifica quando, in posizione eretta, il sangue venoso non riesce a tornare dai tessuti degli arti inferiori al cuore, a causa di un'alterazione della parete venosa, delle sue valvole e della pompa muscolare. Il mancato ritorno, con conseguente ristagno di sangue, è la causa di sintomi quali pesantezza, gonfiore fino all'ulcerazione cutanea.
 

Quali sono le cause, e i soggetti più colpiti

Le varici degli arti inferiori sono la causa più frequente. Si manifestano clinicamente nel 33% delle donne e nel 20% degli uomini. Nelle donne, la loro presenza è correlata alle gravidanze, al numero di parti, ad eventuali problemi di obesità, ad un lavoro che obblighi ad una prolungata stazione eretta specialmente in ambiente caldo, alla sedentarietà.
 

Quali sono le cure disponibili

Oltre alla terapia medica (farmaci, calze e bende, terapia sclerosante), si può ricorrere alla chirurgia allo scopo di migliorare il ritorno di sangue grazie all'eliminazione delle vene alterate. Le metodiche più conosciute sono lo stripping delle vena grande e piccola safena; l'asportazione delle vene collaterali dilatate; la crossectomia. Oggi, il chirurgo può anche avvalersi della termoablazione, tecnica che consiste nell'utilizzo del calore per chiudere le vene alterate, escludendole così dalla circolazione.
 

La termoablazione è una terapia minimamente invasiva, come avviene il trattamento

In Italia vengono utilizzati il laser e la radiofrequenza: il meccanismo fisico con cui viene prodotto il danno termico è differente, ma le due procedure hanno in comune alcune caratteristiche. Entrambe sono tecniche mini invasive, endovascolari ed ecoguidate, e vengono eseguite in anestesia locale. Danno risultati ottimi anche a lungo termine (a 6 anni, l'occlusione permane tra il 90 e il 100%), e consentono una ripresa rapida delle attività sociali e lavorative. Le procedure termoablative sono considerate tecniche alternative molto valide rispetto alla chirurgia tradizionale anche a livello internazionale, e in alcune linee guida (ad. esempio in Stati Uniti e Regno Unito) sono considerate tecniche di prima scelta nel trattamento delle varici con interessamento della vena grande e piccola safena.

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