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Lesioni della spalla: trattamento conservativo delle lesioni della cuffia dei muscoli rotatori

Dott. Pier Luigi Castiglione - Specialista in Medicina Fisica e Riabilitazione
Dott. Pier Luigi CASTIGLIONE
 15 Marzo 2019

Lesioni della spalla: trattamento conservativo delle lesioni della cuffia dei muscoli rotatori

È solo al sintomo del dolore che il paziente si rivolge allo specialista.

Con cuffia dei muscoli rotatori intendiamo anatomicamente il complesso muscolo-tendineo della spalla deputato alla stabilizzazione dell’articolazione gleno-omerale. Essa è composta da tre muscoli extrarotatori (sovraspinoso, sottospinoso e piccolo rotondo) e da un muscolo intrarotatore (sottoscapolare). L’azione sinergica di questi muscoli, oltre a stabilizzare la spalla, consente di sollevare e di ruotare l’arto superiore. In presenza di una lesione, sia essa di natura infiammatoria o anatomica, tale funzione risulta pesantemente limitata. 
 

Come avviene la diagnosi di una lesione della cuffia dei muscoli rotatori?

Per la diagnosi è fondamentale l’esame obiettivo. Una visita accurata consente tramite la somministrazione di test specifici non solo di evidenziare un’eventuale rottura della cuffia, ma anche di individuare quali sono i tendini coinvolti. Naturalmente RX ed ecografia ci daranno maggiori informazioni. Infine la RMN fornirà un quadro più preciso circa livello ed entità della lesione.

 

Quali sono i trattamenti di elezione? 

Il primo approccio dovrebbe essere sempre di tipo conservativo, poiché il riposo funzionale dell’arto interessato è fondamentale per il controllo della sintomatologia algica. Andrà sempre associata, compatibilmente con le condizioni generali del paziente, anche una terapia anti-infiammatoria ed antidolorifica.

In una fase successiva si potrà optare per la soluzione chirurgica ( nella grande maggioranza dei casi si utilizzerà la tecnica artroscopica ) oppure, quando è possibile, specie in  presenza di lesioni di tipo infiammatorio o di lesioni parziali della cuffia, per un trattamento conservativo.

Quest’ultimo si avvarrà di esercizi di stretching e di mobilizzazione della spalla, di ripotenziamento dei cosiddetti muscoli depressori della testa dell’omero, vale a dire di quei muscoli che, se opportunamente tonificati, tendono ad abbassare la testa dell’ omero aumentando lo spazio sub-acromiale e migliorando quindi la possibilità di scorrimento dei tendini della cuffia stessa attraverso questo spazio virtuale.



 

Nel caso in cui non sia necessario l’intervento, quali sono i gli strumenti fisioterapico utli per il trattamento di tali lesioni?

Molto utile si può rivelare la tecarterapia che, grazie alle sue spiccate qualità antiflogistiche ed anti-edemigene trova indicazione in tutti quei casi in cui prevalga un quadro di flogosi.

Anche la laserterapia ad alta potenza si è dimostrata efficace nel raggiungere in profondità le strutture tendinee lesionate apportando energia ai tessuti sofferenti, con effetto antalgico ed antiflogistico.

Un discorso a parte merita il trattamento mediante terapia con onde d’urto focali.  Ove vi sia l’indicazione a tale trattamento, da valutarsi caso per caso da parte dello specialista, tale metodica si rivela altamente efficace nel rimuovere eventuali depositi calcifici e soprattutto nel promuovere processi di vera e propria rigenerazione tissutale, anche attraverso processi di neoangiogenesi, vale a dire attraverso la generazione di nuovi  capillari sanguigni.





 

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