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I TRAUMI DEL FOOTBALL


 

A certificarlo è uno studio della North Carolina University, che ha fatto indossare ai giocatori della sua squadra (studenti tra i 18 e i 22 anni) dei caschi dotati di accelerometri per misurare gli impatti di gioco, soprattutto nella zona della testa. In un anno ogni giocatore subisce più di 500 colpi alla testa 22 dei quali provocano al cervello accelerazioni istantanee superiori a 80 G - come se venissero investiti da un'auto e finissero con la testa a rompere il parabrezza. L'effetto di tutti questi colpi sono numerose commozioni cerebrali, la cui fase acuta dura pochi secondi nel corso dei quali il giocatore va in confusione, perde l'equilibrio, gli si confonde la vista, sente nausea. Poi passa, e le cose tornano normali - nel senso che anche gli esami medici più approfonditi non rilevano ematomi o gonfiori o comunque danni al cervello. Con gli anni, però, quasi certamente quelle commozioni cerebrali degenerano in una malattia cronica scoperta soltanto nel 2005: la Etc, encefalopatia traumatica cronica. I suoi effetti sono simili a quelli dell'Alzheimer, ma cominciano a devastare la vita dei malati già prima dei 50 anni d'età. La frequenza di malati di Etc tra gli ex giocatori di football, nella fascia d'età tra i 30 e i 49 anni, è 19 volte quella delle persone che non hanno praticato quello sport. Nei soli Stati Uniti, dove il football è praticato a livello scolastico da più di 4,5 milioni di ragazzi, significa che 100?000 di loro sono a rischio ogni anno. Le aziende sono impegnate nello studio di protezioni migliori, ma al momento non ci sono prodotti in vendita per il grande pubblico. Una soluzione promettente sembra essere quella di caschi con imbottiture interne maggiorate e con calotte esterne mobili divise in diversi pezzi, in modo che siano le parti esterne ad accelerare/decelerare e non la testa che c'è dentro. Risolvere questo problema è necessario. È davvero questione di vita o di morte per tanti giocatori.
 

 

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