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Mio figlio è brillantissimo in molte cose, ma a scuola...

Dott. Carlo Perissinotto – DSA e Dislessia a Treviso
Dott. Carlo PERISSINOTTO
 11 Gennaio 2019

Mio figlio è brillantissimo in molte cose, ma a scuola...

Frasi come questa sono sempre più frequenti tra mamme che non si capacitano delle difficoltà scolastiche dei figli o durante i colloqui con gli insegnanti: "non sta mai fermo", "è sempre distratto", "non riesce a concentrarsi", "non si impegna abbastanza", "potrebbe fare di più".



Perché i nostri figli presentano queste difficoltà?

Sì, certo, qualche distrazione in più rispetto anni fa ci può essere, ma oggi la scuola ed il mondo in genere pretende dai ragazzi molto di più che ai nostri tempi, per cui emergono "lacune" che sembrano dei veri crateri!

Questo fa nascere legittimi, ma un pò ingiusti, confronti per cui una piccola difficoltà può venir percepita come "disabilità" che, se troppo sottolineata, può gettare nello sconforto ragazzo e famiglia.

 

Ma se questi problemi, spesso riuniti sotto il nome di ‘DSA’ avessero un’origine e una soluzione reale che esula da mezzi compensativi o dispensativi? 

Ora è bene fare un passo indietro e capire la differenza tra percezione e dispercezione, alla base dei problemi sopra citati. 

La percezione è il processo psichico che sintetizza in forme dotate di significato gli innumerevoli datli sensoriali che giungono al cervello dall’ambiente che ci circonda. Se queste informazioni non vengono correttamente decodificate dal cervello, il risultato cognitivo (lettura, scrittura etc…) o postulare (comprese abilità motorie e precisione nei movimenti fini) vengono compromessi. 

La dispercezione, in questo senso, altro non è  che una mancata taratura del nostro sistema propriocettivo, ovvero significa che i nostri organi di senso, in special modo occhi, orecchie, lingua e piedi principalmente, non inviano dei messaggi unitari al nostro cervello che così fatica a codificarli.

 

Come agire dunque?

Obiettivo primario è la ri-taratura del sistema propriocettivo, attraverso l’uso di occhiali con prismi percettivi attivi ed esercizi di riabilitazione propriocettiva. 

La parte del cervello maggiormente deputata a questo processo di decodifica degli stimoli è il cervelletto che non valuta la correttezza dei dati nè prende decisioni, ma semplicemente li "processa" per inviare poi i comandi ai muscoli che governano scrittura, postura, movimenti fini, etc. Quando un bambino salta le righe mentre legge è perchè i suoi occhi è come se fossero su "2 piani differenti".


La disgrafia dipende dal fatto che la mano è come se ricevesse dagli occhi comandi differenti. Guardate lo stesso testo copiato prima con e poi senza prismi percettivi attivi! (figura 1) 


Molte scoliosi dipendono in gran parte da errati comandi che vengono dati ai muscoli della schiena (figura 2) 

 

Perché un bambino legge bene e sta dritto ed uno ha difficoltà di lettura e "sta storto"?

Ecco un altro concetto fondamentale: quello di differenza tra vista e visione. La vista è la capacità di ciascun occhio di vedere ed è misurata in diottrie, la visione, invece è la percezione degli stimoli luminosi. Se i nostri occhi non vedono la stessa cosa allo stesso tempo, istintivamente il cervello cerca un modo per ‘unificare l’immagine’, che si traduce in posture scorrette che col tempo possono diventare scoliotiche e dolorose. 

I prismi percettivi attivi applicati da soli o con altre correzioni visive permettono al paziente di avere una migliore visione laterale ed una informazione visiva coordinata fra i 2 occhi.
 

E le orecchie? 

Quasi nessuno dei nostri ragazzi è sordo, anzi!  Spesso ha il problema contrario: sente troppo (iperacusia) o male (disacusia). Quindi non basta sentire, è necessario avere una buona qualità uditiva.

 

Come si manifestano nei ragazzi questi problemi?

Generalmente chi soffre di questi disturbi sono quelli che hanno imparato a parlare più tardi rispetto agli altri, che faticano ad ascoltare o a seguire un discorso, ascoltano tv, musica e parlano a volume molto basso, sono in genere stonati, fanno errori di tipo fonologico scambiando lettere che hanno la stessa "radice" come ad esempio "f" con "v", "c" con "g", “p” con ”b”, “t” con “d” e si infastidiscono in ambienti affollato e rumorosi.

A questo disagio si può rimediare con un programma personalizzato di rieducazione uditiva.

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