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Patologie respiratorie croniche: stop al fumo

Responsabile nella maggior parte dei casi di malattie respiratorie, è nocivo anche quando impregna gli ambienti in cui si vive.

Patologie respiratorie croniche: stop al fumo

Le malattie respiratorie croniche, oltre a contribuire all'aumento del tasso di mortalità, hanno anche importanti effetti negativi sulla qualità della vita dei soggetti che ne soffrono.

 

Quali sono le più frequenti malattie croniche dell'apparato respiratorio

Le malattie croniche polmonari più frequenti sono l'asma bronchiale e la BPCO (Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva). L'asma colpisce il 7-8% della popolazione generale, con un'incidenza maggiore in età infantile e giovanile, circa il 15-20%. Le cause sono prevalentemente allergiche (60%): pollini, acari della polvere e alcuni animali, soprattutto cani e gatti. In alcuni casi, l'asma può essere causata anche da poliposi nasale, reazioni ad aspirina e derivati (FANS antinfiammatori non steroidei) o ad agenti professionali legati al lavoro, principalmente nella popolazione adulta. La BPCO, invece, colpisce esclusivamente soggetti dai 35-40 anni e incide intorno al 5%. È legata prevalentemente al fumo di sigaretta e in misura molto inferiore all'inquinamento in ambienti di lavoro o città ad alto tasso di polveri sottili (note PM10 e PM2,5).
 

I soggetti più a rischio

I bambini, innanzitutto, che a causa di un apparato respiratorio non ancora completamente sviluppato sono più sensibili alle infezioni virali e al fumo di sigaretta passivo. Il fumo nuoce ai bambini quando si fuma negli ambienti in cui vivono anche se non in loro presenza, dato che impregna a lungo tessuti e arredi. Ci sono poi le persone anziane, specie se fumatori o ex fumatori, che sono affetti anche solo da bronchite cronica: la mucosa dei loro bronchi e i loro alveoli respiratori presentano un rimodellamento della loro struttura anatomica, rappresentando “un luogo di minore resistenza” per le infezioni batteriche e virali.
 

Si tratta di patologie “sottodiagnosticate”? Come mai?

Per quanto riguarda l’asma bronchiale, è più facile che i pazienti giovani possano manifestare una sintomatologia ben evidente: tosse secca, mancanza di fiato (dispnea) specie nei periodi delle pollinosi o in ambienti chiusi polverosi. È diverso il discorso per la BPCO: i pazienti tendono a minimizzare i sintomi (specie se fumatori) quali tosse prevalentemente accompagnata da catarro, e si recano dal medico solo quando la dispnea arriva ad incidere nelle abitudini di vita quotidiane (esempio il semplice salire le scale). In questi casi, oltre alla visita dal medico curante o dallo specialista pneumologo, è necessaria l’esecuzione di una spirometria.
 

L'estate è un periodo di relativa tranquillità per chi soffre di queste patologie. Come prepararsi, invece, in previsione dei mesi più freddi? 

In primis l'abolizione del fumo, necessaria per tutte le malattie croniche, non solo polmonari ma anche cardiovascolari compresa l’ipertensione arteriosa. Sono poi necessarie tutte le usuali precauzioni di convivenza comune: evitare ambienti freddi o troppo riscaldati, correnti d’aria, ambienti sovraffollati specie quando non si è in perfette condizioni di salute o in presenza di persone ammalate durante il periodo influenzale. Sono consigliate la vaccinazione anti influenzale programmata annualmente dal Ministero della Salute e la vaccinazione anti pneumococcica. I batteri pneumococcici, infatti, sono i maggiori responsabili delle riacutizzazioni infiammatorie delle vie aeree nella popolazione sopra i 65 anni, o in età più giovane se sono pazienti asmatici o con bronco pneumopatia cronica ostruttiva. Esistono anche gli immunostimolanti, talora impropriamente chiamati vaccini dalla popolazione in generale, ma che non hanno la stessa valenza scientifica dei vaccini sopra menzionati. Meglio comunque rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista pneumologo, per una corretta ed appropriata terapia. 

 
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