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Salute e benessere  

Pene curvo: causa, problematiche e cura

Dott. Massimo Capone - Urologo e Andrologo a Treviso
Dott. Massimo CAPONE
 17 Aprile 2019

Pene curvo: causa, problematiche e cura

Abbiamo indagato questa patologia dell’apparato genitale maschile con il dott. Massimo Capone, membro della Società Italiana di Andrologia, della Società Italiana di Urologia, dell’European Association of Urology, dell’European Society of Sexual Medicine.

Gli incurvamenti del pene sono una patologia in cui l’organo non acquisisce (forme congenite) o perde (incurvamenti acquisiti) la sua morfologia rettilinea con difficoltà e, nei casi più gravi, impossibilità alla penetrazione. 

 

A cosa sono dovute queste patologie?  

Gli incurvamenti congeniti sono dovuti all’asimmetria di sviluppo dei corpi cavernosi (deviazione laterale del pene) o della loro struttura di sostegno, il setto intercavernoso, (deviazione ventrale verso il basso, e più raramente, dorsali, verso l’alto). Gli incurvamenti acquisiti sono tipici dell’età adulta, a partire dalla quarta decade di vita, e sono nella maggior parte dei casi dovuti ad una malattia descritta per la prima volta nel 1743 da François Gigot de La Peyronie, chirurgo alla corte di Luigi XV. 



 

Può spiegarci più approfonditamente in cosa consiste?

La Malattia di La Peyronie (PD) è caratterizzata dalla formazione di placche fibrose in corrispondenza dell’involucro elastico dei corpi cavernosi, la tonaca albuginea; le placche, rigide e inestensibili, durante l’erezione provocano la deviazione del pene in un punto che coincide solitamente con la placca stessa. 

 

La correzione avviene solo per via chirurgica?

L’incurvamento del pene, congenito o acquisito, non obbliga alla correzione chirurgica. Gli incurvamenti minori di 30° non comportano una compromissione della penetrazione e non richiedono una correzione chirurgica, a meno che l’anomalia morfologica non provochi un disagio psicologico che va sotto il nome di dismorfofobia. Quando l’incurvamento del pene supera i 30° gradi la necessità di una correzione si rende necessaria se è presente la compromissione della penetrazione. 























 

Quando è necessario ricorrere alla chirurgia?

La terapia degli incurvamenti congeniti è esclusivamente chirurgica; per gli incurvamenti acquisiti della PD superiori ai 30°, è opportuno attendere la stabilizzazione della malattia; durante tale fase si può ricorrere alla terapia medica, con risultati incostanti e spesso parziali. Le tecniche chirurgiche sfruttano due principi geometrici opposti, posto che la correzione deve essere realizzata rendendo uguali per dimensioni i due lati del pene. Il raddrizzamento può essere dunque ottenuto “accorciando” il lato più lungo (tecnica di accorciamento) o “allungando“ il più corto (tecnica di allungamento). La conseguenza della tecnica di accorciamento è dunque una riduzione della lunghezza del pene; essa viene pertanto utilizzata sempre nel caso degli incurvamenti congeniti, poiché il pene ha di solito dimensioni generose che “addolciscono” la riduzione di lunghezza del pene e, nel caso degli incurvamenti della malattia di LaPeyronie solo quando la lunghezza del pene è adeguata e l’incurvamento del pene è inferiore a 60°. 
 

La chirurgia compromette la funzionalità erettile del membro? 

Questa tecnica non altera la funzione erettile e può essere utilizzata anche in Pazienti con un deficit erettile già in atto, senza rischi di ulteriori peggioramenti. L’allungamento del lato più corto, in caso di incurvamento superiore a 60° e lunghezza non adeguata è realizzata con una incisione nel punto di massima curvatura, trasformata in uno spazio di forma rettangolare o trapezoidale, sul quale è applicato un tessuto con caratteristiche simili a quelle originali. La tecnica di allungamento, consente di recuperare una parte della lunghezza perduta in conseguenza della PD e in più del 90% dei casi la penetrazione diviene nuovamente possibile. 

 

Ma questa tecnica chirurgica non sempre è possibile. Come si procede in questo caso?

Presupposto di tale tecnica è una normale funzione erettile; in pazienti con disfunzione erettile in atto o possibile per età o per presenza di fattori di rischio è consigliato il posizionamento di una protesi peniena; essa fornisce al pene la rigidità necessaria alla penetrazione, senza risultare visibile dall’esterno; contemporaneamente la sua azione meccanica induce un raddrizzamento del pene che, se parziale, può essere completato con uno dei due interventi precedentemente descritti. Tutti gli incurvamenti del pene, congeniti e acquisiti, associati a incapacità alla penetrazione (meccanica, per disagio psicologico, meccanica in associazione a deficit erettile) possono essere corretti restituendo al Paziente e alla sua Partner il godimento di una sessualità appagante.


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