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Produttività in ufficio

non conviene il «presenteismo» di chi è malato


MILANO - In Europa sono più di 40 milioni i lavoratori afflitti da malattie muscoloscheletriche, con un costo annuale per i Paesi europei di ben 240 miliardi di euro. A puntare il dito sul problema è Stephen Bevan, copresidente di Fit for Work Europe, una coalizione che ha lo scopo di creare un punto di incontro tra medici, malati, associazioni, politici e rappresentanti delle istituzioni per favorire una migliore gestione delle patologie muscoloscheletriche a livello continentale. «Lavorare nelle migliori condizioni possibili fa bene alla salute e al benessere, del singolo e della società — ha sottolineato Bevan durante l’ultimo congresso dell'European League Against Rheumatism —. Ecco perché pensiamo che il lavoro dovrebbe rientrare tra le priorità "cliniche" per il paziente. Per centrare questo obiettivo è fondamentale un intervento precoce: piccoli cambiamenti nell’organizzazione del lavoro potrebbero consentire alle persone con malattie muscoloscheletriche, come l'artrite reumatoide, le spondiloartriti e il mal di schiena cronico, di non rinunciare alla carriera, e alle aziende di non perdere una fetta della loro produttività».

MALATI CRONICI - Tanto per avere un'idea di come queste patologie possano avere un impatto negativo sulla vita lavorativa basta citare il caso dell'artrite reumatoide. Studi recenti mostrano che almeno 1 soggetto su 5 smette di lavorare entro 5 anni dalla diagnosi e chi, invece, resta al lavoro ha inevitabilmente una minore produttività, stimata in circa 40 giorni persi l'anno a lavoratore. «Per i malati cronici come questi il problema spesso è proprio quello della presenza sul lavoro con una ridotta produttività — ha rinforzato Sean Sullivan, presidente dello statunitense Institute of Health and Productivity Management in occasione del simposio —. Quello che noi chiamiamo "presenteismo": un fenomeno che porta i soggetti colpiti da una malattia cronica a presentarsi al lavoro nonostante i dolori e gli altri disagi, fisici e psicologici, legati alle proprie condizioni. Ma la presenza sul lavoro con una ridotta produttività potrebbe essere contrastata. Da una ricerca condotta negli Usa è infatti emerso che il costo reale per un'azienda dovuto a lavoratori malati cronici che non possono produrre appieno è 2-3 volte più alto dei costi di interventi mirati e precoci per migliorarne l'assistenza e le condizioni lavorative».

Antonella Sparvoli

http://www.corriere.it/salute/reumatologia/

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