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Psicomotricità relazionale: come funziona

Sfruttare il gioco e il movimento per esprimersi liberamente, utilizzando materiali semplici come palle e cerchi: questo il fondamento della psicomotricità.

Psicomotricità relazionale: come funziona
La psicomotricità relazionale sfrutta il linguaggio preferito dei bambini, il gioco, per favorire uno sviluppo armonico della personalità e delle potenzialità del bambino. Sebbene sia una soluzione proposta soprattutto in caso di difficoltà nel processo di crescita, si tratta di una pratica pedagogico-educativa utile anche all’interno dei normali programmi educativi scolastici. 
 

Come si svolge la seduta di psicomotricità relazionale

Durante l’attività il bambino ha la possibilità di giocare, muoversi ed esprimersi liberamente, utilizzando materiali semplici e poco strutturati: palle, cordicelle, cerchi, scatoloni, carta, stoffe, ecc. Si svolge in gruppo perché aiuta a tessere nuove relazioni con i compagni, perché a quest’età (3-7 anni) si apprende soprattutto per imitazione.

Il lavoro in piccolo gruppo è personalizzato e quindi più attento alle sfumature di ciascuno, e inoltre eventuali atteggiamenti difensivi, ad esempio di aggressività o chiusura, emergono maggiormente nelle situazioni di confronto tra pari
 

L’interazione con la psicomotricista

Dopo aver accolto i bambini, li porta all’interno della palestra dove verranno presentate le regole che si impegnerà a rispettare. Verranno proposti oggetti e materiali semplici, che favoriscono la ricerca libera del bambino a seconda delle proprie attitudini. Attraverso il gioco spontaneo, individuale, a coppie o a piccoli gruppi, il bambino impara a conoscere sia i coetanei che la psicomotricista, creando con loro un rapporto di fiducia. Questo lo stimolerà a scoprire e valorizzare le proprie potenzialità e le parti più sane di sé, portandolo al superamento dei momenti di crisi, che si presentano frequentemente durante lo sviluppo maturativo.
 

L’impegno per la famiglia

Di per sé l’attività ha in genere una frequenza di un’ora la settimana e coincide come periodo con quello scolastico, ottobre-maggio. È evidente che l’impegno della famiglia richiede collaborazione con la psicomotricista, facendo partecipare con costanza e coerenza il bambino all’attività, oltre che seguirne le evoluzioni negli altri ambiti della vita sociale. In alcuni casi potrebbe essere opportuno far intervenire nel percorso anche uno psicologo o neuropsichiatra infantile, che possa creare e condividere degli obiettivi con i genitori, per costruire una continuità anche all’interno del nucleo familiare.
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