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Tumore al seno: a nessuna età si può abbassare la guardia

In Italia il tumore alla mammella costituisce la prima causa di morte per le donne d’età compresa tra i 33 ed i 55 anni

giovane ragazza pugile in guardia
Ogni anno infatti, si registrano circa 11.000 decessi e 36.000 nuovi casi di insorgenza, con un’incidenza decisamente superiore nelle regioni del nord. In questo momento, sono 300.000 le donne che stanno combattendo contro la malattia.
E’ palese che lo strumento più efficace per fronteggiare il problema sia rappresentato dalla prevenzione mediante indagine mammografica, che consente di effettuare una diagnosi precoce della neoplasia e di intervenire in modo tempestivo, riducendo sensibilmente la mortalità, come confermato dalle statistiche che rilevano, in tal senso, dati confortanti nonostante la maggior incidenza della patologia.


A tal fine sono stati varati, su tutto il territorio nazionale, importanti programmi di screening mammografico che, tuttavia, interessano solo la fascia donne di età compresa tra i 50 ed i 70 anni, nelle quali insorge il 40% delle neoplasie, escludendo quelle di età diversa. Il rimanente 60% dei casi, insorge proprio nelle fasce escluse, per le quali non sono previsti programmi preventivi da parte del sistema sanitario, con la seguente distribuzione: - il 5% nelle donne di età inferiore ai 40 anni; - il 20% in quelle comprese tra i 40 ed i 50 anni; - il 35% in quelle di età superiore ai 70 anni.


Cosa accade in età avanzata?


Questo comporta che soprattutto dopo i 70 anni le donne giungano a diagnosi più tardive e debbano subire un intervento di mastectomia piuttosto che uno di natura conservativa, con ripercussioni, anche psicologiche, ancor più gravi che nelle donne giovani, considerando il più lungo periodo di tempo in cui queste hanno convissuto con un’immagine corporea integra, con sensibile perdita di autostima. Inoltre da un punto di vista biologico il tumore della donna dopo una certa età è più frequentemente ormonosensibile e, qualora diagnosticato in tempo utile, consente di intervenire terapeuticamente con farmaci non aggressivi, senza dover ricorrere alla chemioterapia.

E per le donne più giovani?


Identiche considerazioni debbono essere fatte, in merito alle donne di età inferiore ai 50 anni, a partire dai 35, che hanno una maggiore aspettativa di vita, sono anch’esse escluse dal programma di screening nazionale; per loro l’incidenza della patologia è elevata, sostanzialmente analoga alla donna sopra i 50 anni, soprattutto se accompagnata da una storia familiare in tal senso; purtroppo, infatti, statisticamente si nota che la presenza di un familiare diretto affetto da tale patologia raddoppia il rischio relativo di malattia.

Quali sono gli esami diagnostici più efficaci?


Pur ricordando che un semplice screening mammografico si è dimostrato molto efficace, questo presenta numerosi casi falsamente negativi in quanto molte neoplasie possono essere diagnosticate solo clinicamente e/o ecograficamente soprattutto nella donna giovane prima della menopausa con seno particolarmente “denso”, ricco di tessuto ghiandolare, e solo l’associazione tra visita, mammografia ed ecografia riesce ad individuare il carcinoma almeno nel 95% dei casi. Negli ultimi anni si è diffusa la mammografia digitale che rappresenta la naturale evoluzione di quella tradizionale, consente esami più nitidi e contrastati, le immagini possono essere elaborate ed adattate alle esigenze diagnostiche modificando toni di grigio, luminosità, contrasto e ingrandendo le aree di interesse utilizzando una quantità di radiazioni ionizzanti, nettamente inferiore rispetto ai mammografi convenzionali.

Quando è necessario sottoporsi a tali indagini?


Dai 35 -40 anni in poi con scadenza ogni 12- 18 mesi con l’ eccezione delle donne con spiccata familiarità (3 o più persone) per le quali il controllo deve essere al massimo annuale, preferibilmente intervallato con visita ed ecografia semestrale a partire da età più giovane a seconda dell’ età in cui la malattia si è manifestata nei familiari. 


 
 
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