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Tumore alla prostata: diagnosi precoce con la tecnica Fusion

Dott. Giuseppe Tuccitto - Urologo a Treviso e Mestre
Dott. Giuseppe TUCCITTO
 24 Aprile 2019

Tumore alla prostata: diagnosi precoce con la tecnica Fusion

È una novità importante perché permette esami mirati ed elimina le biopsie inutili.

I tumori della prostata costituiscono il 20 per cento circa di tutte le nuove diagnosi di tumore nei maschi, con un numero atteso ogni anno in Italia di circa 36 mila casi, prevalentemente in età superiore ai 60 anni. La maggior parte delle neoplasie prostatiche tuttavia viene diagnosticata senza che vi siano particolari sintomi, a seguito del riscontro di valori anomali di PSA nel sangue. Altre volte sono presenti disturbi minzionali con difficoltà a urinare oppure dolori ossei o anemia legati alla diffusione a distanza della neoplasia.

 

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori di rischio legati allo sviluppo del tumore prostatico sono: l’età superiore a 50 anni; l’etnia afro-americana e la familiarità, in soggetti con parenti di 1° grado affetti da tumore prostatico.

 

Quali sono i disturbi correlati al tumore della prostata?

Nelle fasi iniziali, il tumore della prostata è asintomatico, cioè il paziente non ha alcun disturbo. Un tumore nella fasi avanzate può presentarsi con disturbi minzionali, sangue nelle urine o nello sperma, stanchezza, perdita di appetito, malessere generale o dolori generalizzati, soprattutto a schiena, fianchi o bacino.
 


Come viene fatta la diagnosi?

Il percorso diagnostico prevede l’esplorazione rettale della prostata e l’esecuzione del dosaggio sierico del PSA (Antigene Prostatico Specifico).

 

Come si procede?

Di fronte ad un PSA normale (< di 4ng/dL) si prosegue con i controlli sulla base delle indicazioni date dallo stesso urologo. Se il PSA risulta superiore a 4ng/dL si ripete una nuovo dosaggio a conferma del primo. Invece in caso di esplorazione rettale considerata sospetta o con 2 dosaggi consecutivi del PSA superiori alla norma si procede con la biopsia prostatica.

 

Come si esegue la biopsia prostatica?

La biopsia prostatica si esegue in anestesia locale, in regime ambulatoriale, sotto guida ecografica trans-rettale. I prelievi (12 prelievi raccomandati), vengono eseguiti per via transperineale (fra scroto e ano) o transrettale (tramite la sonda ecografica).



 

Quando si esegue la Risonanza Magnetica della prostata?

La Risonanza multiparametrica trova indicazione nei pazienti che abbiano già eseguito in passato una prima biopsia prostatica che sia risultata negativa e prima di un’ulteriore biopsia, nel caso persista il sospetto di tumore.

 

Quando si esegue la biopsia “mirata”?

La biopsia “mirata” si esegue in caso di seconda biopsia quando si dispone di una Risonanza magnetica che indichi lesioni prostatiche sospette. Le biopsie “mirate” di queste aree vengono eseguite tramite una metodica di fusione e sovrapposizione dell’immagine ecografica e dell’immagine di risonanza magnetica (tecnica FUSION) ottenuta in tempo reale durante l’esecuzione della biopsia stessa.

 

Quali i vantaggi?

La biopsia mirata con tecnica FUSION consente, con pochi e specifici prelievi, di aumentare del 20% la probabilità di individuare il tumore prostatico, riducendo contestualmente il rischio di complicanze rispetto alla biopsia “di saturazione”, che prevede fino a 30 prelievi.


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