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Turp bipolare: trattamento per l'ipertrofia prostatica benigna

Di: Dott. Domenico MASSARI

Turp bipolare: trattamento per l'ipertrofia prostatica benigna

Un approccio mini-invasivo per problemi alla prostata.

Con l'aumentare dell'età e per cause non ancora chiare, la porzione centrale della ghiandola prostatica, che circonda il canale urinario, tende a svilupparsi in maniera eccessiva, anche 2 o 3 volte il volume normale, causando un ostacolo al deflusso di urina dalla vescica. È questa l'ipertrofia prostatica benigna (IPB) che si manifesta soprattutto dopo i 50-60 anni, coinvolgendo fino al 70% degli uomini.
 


Sintomi

I principali sintomi sono la diminuzione del calibro e del getto urinario, il getto intermittente, il gocciolio postminzionale, la sensazione d'incompleto svuotamento vescicale, la necessità di dover urinare più spesso del normale, soprattutto di notte, l'urgenza minzionale, fino alla ritenzione urinaria con rischio di infezioni, calcoli ed insufficienza renale.

La terapia dell'IPB può essere farmacologica o, in caso di inefficacia della prima, chirurgica.
La terapia chirurgica consiste nella rimozione solo di quella parte della prostata che risulta ingrossata (adenoma prostatico) e che ostacola una regolare minzione.




L'intervento

L'adenomectomia chirurgica, cioè l'intervento a cielo aperto tradizionale che si esegue con accesso addominale sovrapubico, è riservato alle prostate molto voluminose.
 La resezione endoscopica transuretrale o "TURP", viene impiegata per le medie-piccole IPB: essa prevede l'introduzione di uno strumento (resettore) nel canale urinario attraverso il pene, che consente la visione dell'uretra e della vescica e, contemporaneamente, la resezione in piccole fette, mediante corrente elettrica, della porzione di prostata ostruente.

Nella TURP tradizionale viene impiegata una corrente di taglio monopolare, ad alto voltaggio, in grado di sviluppare alte temperature ed un maggior danno termico tissutale.

Le potenziali complicanze della procedura sono la sindrome di riassorbimento dei liquidi di irrigazione (TUA Sindrome), il sanguinamento, la retroeiaculazione (mancata emissione dello sperma con l'orgasmo - 90% dei casi), il rischio di lesione termica ai nervi erigendi con conseguenti problemi all'erezione (4-10%), le stenosi uretrali (circa 5%).

Nel panorama delle metodiche alternative alla TURP, che rappresenta tuttavia ancora la procedura di riferimento, recentemente è stata introdotta la TURP con corrente bipolare.

La metodica si differenzia da quella tradizionale per il tipo di corrente di taglio impiegata, la corrente bipolare, la quale comporta sostanzialmente i seguenti vantaggi: utilizzo di soluzione fisiologica per l'irrigazione con possibilità di trattamento di prostate più grosse (normalmente operate a cielo aperto), eliminando i rischi della sindrome da riassorbimento, un minore sanguinamento intra e post operatorio per l'eccellente effetto ditaglio e coagulo, e una teorica minore durata della cateterizzazione e della degenza post-operatoria.



Il minor danno tissutale indotto dalla corrente bipolare, inoltre, si traduce in un minor rischio di sclerosi del collo vescicale e di disfunzione erettile post operatoria. Considerata la diffusione e i rischi di questa patologia, anche alla luce dei ridotti effetti collaterali della TURP bipolare, è a questo punto fondamentale ricordare che i soggetti al di sopra dei 50 anni, specie se sintomatici, devono effettuare una volta all'anno, una visita urologica. Con l'esplorazione rettale, esame semplice, non doloroso e da affrontarsi senza inibizioni, si può constatare l'ingrossamento ghiandolare ed escludere noduli tumorali.

La visita va integrata con il dosaggio del PSA e, almeno nella valutazione iniziale del paziente sintomatico, con l'uroflussometria e l'ecografia reno-vescico-prostatica.

Dott. Domenico Massari - Urologo e Andrologo
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