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Dislessia: dopo la diagnosi, la riabilitazione?

Dott.ssa Elisabetta Carrozzoni - Psicologa a Conegliano
Dott.ssa Elisabetta CARROZZONI
 08 Novembre 2016

Dislessia: dopo la diagnosi, la riabilitazione?

Meglio parlare di trattamento o training educativo abilitativo. Il bimbo con DSA non deve recuperare ma acquisire processi cognitivi che non possiede.

Non è esatto usare termini come “Riabilitazione” o “Recupero” perché il bambino con D.S.A. non deve recuperare delle funzioni che prima possedeva in modo integro. Piuttosto, deve acquisire degli specifici processi cognitivi che ancora non possiede, avvalendosi di un sistema neurobiologico che, per le proprie caratteristiche, ne ostacola l’apprendimento.
 

Trattamento o Training Educativo Abilitativo

È perciò più corretto parlare di “Trattamento o Training Educativo Abilitativo”. Non esiste un Trattamento predefinito che possa andare bene per tutte le occasioni perché la lettura è un’attività cognitivo-linguistica complessa mediata da numerosi sotto-sistemi specializzati, ciascuno dei quali potrebbe essere danneggiato in modo selettivo. Esiste perciò un ventaglio ampio ed eterogeneo di profili funzionali, spesso molto differenti tra di loro, attraverso i quali si manifesta il disturbo.
 

Un quadro clinico che cambia

Anche il quadro clinico dello stesso bambino tende a modificarsi nel tempo, solitamente in senso positivo, in funzione dell’effetto sia dell’evoluzione spontanea dovuta alla crescita che dell’apprendimento ottenuto grazie al trattamento. Il Trattamento quindi deve essere modellato diversificando i suoi obiettivi in relazione al profilo funzionale ed evolutivo del bambino a cui è destinato, e calibrato rispetto al suo livello reale di competenza, infine, deve procedere per gradi successivi di difficoltà, ben dosati in proporzione all’aumentare del suo livello di padronanza dell’abilità.
 

Quali sono i capisaldi del trattamento

In generale possiamo dire che il trattamento deve essere intensivo e prolungato nel tempo, specifico e condotto da specialisti, anche se è possibile per il bambino svolgere in casa il training, purché sia aiutato dai genitori a seguire passo passo le direttive dello specialista che comunque dovrà monitorare regolarmente l’andamento del percorso di abilitazione. Si possono rilevare dei buoni risultati già dopo un ciclo di quattro o cinque mesi di lavoro costante. Mediamente, svolgendo due cicli di trattamento all’anno, si può ottenere un aumento della velocità di lettura pari a 0.6 sillabe/secondo, ossia, un miglioramento della prestazione pari al doppio di quello che si osserverebbe in funzione della sola evoluzione naturale, cioè in assenza di interventi mirati.
 

La fase di follow-up

Prima di sospendere il trattamento, si deve valutare il comportamento del bambino nella fase di follow-up. Se i risultati ottenuti durante il trattamento non si mantengono costanti in fase di follow-up, ciò significa che le abilità acquisite grazie al training non sono state automatizzate dal bambino ed è perciò necessario ripetere i cicli di trattamento finché le sue prestazioni non si siano stabilizzate. Infine, è importante sapere che non è possibile sperare in un recupero completo del disturbo poiché le difficoltà non scompariranno mai del tutto, anche se possono ridursi in modo sensibile. La velocità di lettura di un bambino dislessico riabilitato, infatti, non arriverà mai ad essere sovrapponibile a quella media dei suoi coetanei ma raggiunge generalmente il valore massimo di -1 D.S. Perciò non ha alcun senso impegnare il bambino “ad oltranza” nel momento in cui abbia già raggiunto un livello massimo di competenza oltre il quale non si otterrebbero più miglioramenti. Si rischia, in questi casi, di produrre solamente risposte di “rifiuto”.

È bene perciò, a questo punto, concludere il training e lasciare spazio ad un lavoro mirato a fornire delle strategie di compenso funzionale come, ad esempio, l’uso di mappe mentali visuo-spaziali e degli strumenti compensativi.
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