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Intervento al seno, un approccio consapevole

L'importante ruolo del chirurgo estetico.

Intervento al seno, un approccio consapevole

Bellezza e perfezione, armonia ed equilibrio: per migliorare il proprio aspetto, la chirurgia e la medicina estetica rappresentano strumenti importanti che, tuttavia, vanno usati con consapevolezza e misura.

 

Capita spesso che una paziente richieda risultati estetici esagerati?

Accade con molte pazienti giovanissime, influenzate dalle immagini di decolleté che vedono nei social network. Desiderano aumentare la taglia del seno ma non si rendono conto che, per i loro corpi, misure importanti non sarebbero indicate. Inoltre, ciò che si trova in rete non è sempre veritiero: chiunque, con le moderne tecnologie, può modificare facilmente un'immagine per farla sembrare perfetta, ma non sempre si tratta della realtà.

 

Qual è l'età minima per sottoporsi all'intervento?

Legalmente, l'età per poter fare un intervento al seno sono i 18 anni. Esistono comunque delle malformazioni congenite delle mammelle, per le quali le pazienti chiedono di intervenire appena raggiunto il pieno sviluppo. La mammella tuberosa, ad esempio, si presenta subito con l'inizio della pubertà e spesso, soprattutto nelle condizioni più gravi, porta a un disagio psico-fisico importante per la ragazza, coinvolgendo l'autostima, la sessualità e la vita sociale. Per questo, mi sento di dire che un intervento “precoce” non è assolutamente da escludere.

 

Come si manifesta la mammella tuberosa?

Nelle ragazze affette da questo disturbo, il seno si sviluppa soltanto nei quadranti superiori a causa di un anello fibrotico congenito, costringendo il tessuto ghiandolare – adiposo in una forma tubulare con un complesso areolare molto largo. Il difetto può essere monolaterale o coinvolgere entrambe le mammelle.

Lo spazio inframammario è poco distanziato, e la patologia comporta sempre un'asimmetria più o meno accentuata.



 

Come si interviene per risolvere il difetto?

La correzione è soltanto chirurgica, a nostra scelta esiste l'uso di protesi mammarie, anche sviluppate esclusivamente per questa patologia, che ci danno la possibilità di esaltare soprattutto i quadranti inferiori sofferenti, o l'uso del nostro grasso proprio, il cosiddetto lipofilling. Spesso si associano le due tecniche in un primo intervento, consapevoli comunque del fatto che parte del grasso si assorbe e si necessitano varie sedute a distanza di tempo. Il parziale disagio di doversi sottoporre a più interventi è ampiamente compensato dal raggiungimento di una qualità di vita certamente più serena.

 

Una protesi al seno è comunque “per sempre”. Cosa vuol dire? 

Occorre ricordare alla paziente che, con l'impianto della protesi, il tessuto mammario diventa espanso. Se in futuro si dovesse desiderare di togliere la protesi e tornare come prima, sarebbe necessario eseguire una mastopessi, un lifting della mammella. La protesi invecchia con noi e subisce la gravità e la minore elasticità della cute esattamente come fosse una parte del nostro corpo. Più pesante è la protesi, più il tessuto cederà con gli anni. Questo è, per me, una questione fondamentale nel dialogo paziente-chirurgo, e nella scelta dell'intervento più personalizzato possibile caso per caso.



 
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