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Terapia sostitutiva in menopausa: è ora di fare chiarezza

Ormoni, protezione antitumorale e sessualità

Terapia sostitutiva in menopausa: è ora di fare chiarezza

La menopausa è un periodo delicato per la donna. Finita l’epoca “riproduttiva” si apre una nuova lunga stagione, spesso caratterizzata da disturbi quali reazioni vasomotorie, artralgie, disturbi dello stato emotivo e del sonno, calo del desiderio sessuale, maggiore rischio cardiovascolare e di fragilità dell’osso, aumentata incidenza di patologie tiroidee.

 

Il trattamento della menopausa è un argomento molto controverso

La menopausa è un fatto naturale e pertanto, secondo alcune opinioni, non deve essere modificato. La terapia sostitutiva è passata da essere considerata elisir di lunga vita a essere temuta per dei presunti, possibili effetti collaterali. Oggi, tuttavia, siamo in grado di affermare che la terapia sostitutiva estrogenica non comporta rischi cardiovascolari né oncologici. L’unica controindicazione è la storia personale di trombosi venosa profonda ed embolia polmonare. In caso di rischio, esistono degli esami appositi. 
 

Quali sono i numeri della terapia sostitutiva in Italia e quali in Europa

Solo il 3-4% delle donne italiane in menopausa esegue terapia sostitutiva estrogenica contro una media europea del 40%. Esiste un condizionamento culturale importante perché in Italia menopausa e sessualità della donna sono argomenti tabù, sebbene l’aspettativa di vita sia fra le più alte al mondo. Vi sono prove scientifiche che la terapia estrogenica possa persino ridurre il rischio di demenza senile.
 

Esistono delle terapie in grado di curare i sintomi e, al contempo, fornire protezione antitumorale. 

Oggi è disponibile una terapia sostitutiva che associa gli estrogeni (con le azioni benefiche a livello encefalico, osseo, cardiovascolare, lubrificazione vaginale, tessuto connettivo) con il bazedoxifene, appartenente ad una famiglia di farmaci noti e con indicazioni diverse (tamoxifene nella terapia neoadiuvante del tumore mammario, raloxifene nell'osteporosi, ospemifene per la lubrificazione vaginale...). Vengono chiamati SERMs ed agiscono bloccando o stimolando i recettori nucleari su cui agisce l'estrogeno. Ad esempio il tamoxifene blocca i recettori mammari, ma stimola l'endometrio esponendo la donna a maggiore rischio oncologico. Il nuovo principio invece blocca entrambi i recettori (mammari ed endometriali), riducendo il rischio di tumori ormonodipendenti di questi organi.
 

Si parla poco della sessualità in menopausa, come se non esistesse soluzione alla riduzione del desiderio. Esistono, invece, dei trattamenti utili?

La libido femminile è legata alla produzione di testosterone prevalentemente dall'ovaio, e diminuisce notevolmente in menopausa. Inoltre, i problemi di lubrificazione vaginale possono causare dolore ai rapporti e difficoltà psicologiche. La somministrazione di estrogeni e testosterone, applicato per via transmucosa, rappresenta la terapia adeguata, possibile in quasi tutte le donne. In fondo, basterebbe parlarne. Il tabù non è, peraltro, solo per colpa delle donne, ma anche per la scarsa attitudine della categoria medica ad affrontare l’argomento.


 
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