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Tumore della mammella: la diagnosi precoce

Tumore della mammella: la diagnosi precoce

Un protocollo che consente in 21 giorni di identificare con la tecnica dell'ago aspirato ecoguidato il tipo di lesione.

Quali sono le indagini diagnostiche in caso di patologia mammaria?
La mammografia è il metodo attualmente più efficace per la diagnosi precoce e le più seguite linee guida internazionali suggeriscono una mammografia ogni 2 anni, nei programmi di screening, dai 49 ai 69 anni di età, e una volta l’anno, nei programmi di senologia clinica, a partire dai 40 anni di età. Nel gruppo delle donne a rischio, è compito del team radiologico chirurgico genetico definire la cadenza dei controlli.

Nel protocollo rientra anche la ecografia?
Sì. L’ecografia è un esame molto utile perchè integra i dati forniti dall’esame mammografico portando ad una maggiore completezza diagnostica.

Prima dei 40 anni, in modo particolare, la valutazione ecografica è consigliata per la diagnosi precoce e la valutazione di eventuali formazioni nodulari mammarie perché porta alla definizione di dimensioni, morfologia ed eco struttura delle stesse, dando indicazioni o meno per eventuali approfondimenti diagnostici.

Dottor Burelli, qualora emergesse un dubbio, come si procede? L’approccio degli anni novanta, quello di attendere e vedere come evolve la situazione, oggi non è più giustificabile. Ogni nodulazione o nuova comparsa di microcalcificazioni necessita di una tipizzazione, ovvero di avere una chiara identificazione. La metodica ideale è la microistologica, una tecnica ambulatoriale e mini-invasiva che prevede una agobiopsia sotto guida ecografica. Radiologo e senologo, lavorando insieme, nello stesso momento, riescono ad ottenere molte informazioni in più che non agendo in sedi separate. Questa procedura ritengo dovrebbe diventare di routine per la sua rilevanza.

Come avviene l’agobiopsia ecoguidata?
Si tratta di una procedura mini-invasiva, di facile esecuzione ma che necessita di esperienza e precisione. Richiede un’ottima localizzazione della lesione ed una perfetta centratura, che può avvenire soltanto sotto guida ecografica. Dopo una piccola anestesia locale, senza necessità di incisioni cutanee, il senologo introduce un aghetto con tagliente con il quale preleva alcuni frustoli di tessuto ghiandolare. Questa tecnica non solo non comporta alcun dolore ma non ha assolutamente nessuna controindicazione sulla donna.

Quali sono i vantaggi di questa procedura diagnostica?
L’agobiopsia ecoguidata, oltre ad essere una procedura miniivasiva, rispetto ad altre procedure come l’ago citoaspirato, presenta una specificità superiore quasi del 100% e soprattutto garantisce di avere sempre una risposta. Inoltre, questo approfondimento diagnostico serve per dare una identità alla lesione rilevata e, di conseguenza, a tranquillizzare la donna sulla tipologia del sospetto. Nella gran parte dei casi, infatti, emerge che non si trattava di patologia maligna. Infine, il fattore tempo. Da quando viene effettuata la mammografia all’esito della agobiopsia non trascorrono più di tre settimane. Con la possibilità quindi di adottare tempestivamente la soluzione terapeutica migliore.


Per questo ritiene che l’agobiopsia ecoguidata debba diventare una procedura diagnostica di routine?
La prima ragione è data dal buon senso. Non dobbiamo sottovalutare nessun nodulo avendo a disposizione tutte le strumentazioni necessarie. Nella patologia tumorale, inoltre, la diagnosi precoce è fondamentale non solo perché può salvare una vita ma anche per determinare l’approccio terapeutico. Nel 90% dei casi un tumore sotto il centimetro di diametro non dà metastasi linfonodali. Questo comporta che se si interviene tempestivamente è possibile evitare alla donna il ciclo della chemioterapia, e quindi di rendere più serena e meno faticosa la guarigione.
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